HTA Consulenza informatica - Internet

L’elogio della lentezza

Hardware vecchio? Software obsoleto? Ma va benissimo, perché cambiarlo?

Ecco perché (e calcoliamo per difetto!): 120” accensione PC e prima che il sistema operativo vada a regime + 30” per aprire ad es. Word + 90” per lanciare Outlook e aspettare che sincronizzi la posta + 90”/giorno per attendere 2/3 stampe + 180”/giorno per aprire e chiudere qualche documento + 60” per un aiutino al collega + 30” per attendere la chiusura dei programmi e lo spegnimento del PC a fine giornata = 10 minuti/giorno X 5 giorni X 42 settimane = 2.100 minuti = 35 ore a persona/anno. Ma se in una piccola ditta 3 persone lavorano al PC? E con 6 persone al PC? Beh, con 6 persone 12.600 minuti = 210 ore/anno X 40,00 € lordi/ora = 7.350,00 €/anno spesi per pagare lavoratori in… attesa  (N.d.R. HTA Group).

Le parole contano, ma i numeri cantano.

Fonte Wired di Antonio Carnevale, 10 marzo 2017

Quanto tempo si perde al lavoro a causa dei computer vecchi?

La presenza di tecnologie obsolete in ufficio fa perdere tempo (e denaro) e rappresenta una delle maggiori fonti di stress per i lavoratori

“Hai provato a spegnere e riaccendere?”. Forse a molti può sembrare strano, ma ancora oggi questa è una domanda ricorrente negli uffici italiani. E anche la modalità più diffusa per (tentare di) risolvere i problemi. Secondo MonsterCloud infatti, gli inconvenienti legati alle apparecchiature informatiche sono all’ordine del giorno in molte realtà aziendali. E rappresentano una delle maggiori fonti di stress per i lavoratori.

Dalla stampante che si inceppa al software non aggiornato, le tecnologie obsolete (se non proprio danneggiate) ci fanno sprecare un sacco di tempo. Una recente ricerca finanziata da Sharp ci ha detto che, a livello europeo, perdiamo ben 19 giorni di lavoro all’anno. Non solo. L’utilizzo di tecnologie low-tech comporta anche notevoli perdite dal punto di vista della produttività e, ça va sans dire, dei costi importanti per le aziende.

Tuttavia, la maggior parte dei dipendenti preferisce cercare di risolvere autonomamente questo tipo di contrattempi.

Con scarso successo. Anche perché, il livello di alfabetizzazione informatica non sembra essere altissimo. I partecipanti all’indagine hanno dichiarato di dover spendere più di 13 minuti al giorno per aiutare i colleghi a usare programmi come Word e Power Point.

Certo, in America non stanno meglio, se pensiamo che il Pentagono si affida ancora a computer IBM Series/1 degli anni ’70 e floppy disk per il controllo del suo arsenale nucleare. Ma questa è un’altra storia. Oltre che una magra consolazione.

La verità è che, ad oggi, molte aziende italiane (il 57%) faticano a tenere il passo con le esigenze della digitalizzazione. Secondo uno studio realizzato dalla società di ricerche Pierre Audoin Consultants e pubblicato da Fujitsu, la trasformazione digitale non è ancora diventata la loro principale priorità. Solo il 17% di esse infatti, giudica il digitale fondamentale per il proprio business, mentre il 42% ritiene prioritarie problematiche diverse e più contingenti, come quelle di carattere economico. E questo si riflette anche negli investimenti fatti in formazione.

C’è di più. Il Cedefop – European Centre for the Development of Vocational training dell’Unione europea – calcola che da qui al 2025 crescerà la richiesta per lavori altamente qualificati (circa 46 milioni) o mediamente qualificati (43 milioni). Mentre solo 10 milioni saranno quelli per i quali non servirà una particolare preparazione.

Cosa significa? Significa che in futuro, per lavorare, non basterà saper usare Word e Power Point. O continuare a risolvere i problemi con la procedura dello spengo e riaccendo. Bisognerà piuttosto essere molto specializzati. E disposti a imparare continuamente cose nuove. Investendo su noi stessi, prima ancora che inizino a farlo le aziende.